#41 Lezione di leadership dal Metodo Marvel
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Ascoltami qui:

Ps: questa è una semplice e grossolana trascrizione non rivisitata della puntata.

Tempo di lettura: 7 minuti

Benvenuto a questa nuova puntata di spunta uno spunto e buon giovedì io sono Cristian Boin, Vi capita mai di guardare, leggere o comunque osservare un qualcosa, una tecnica, una metodologia, un approccio, e pensare “Caspita, ma io faccio esattamente la stessa cosa, io mi rispecchio in questo”?

Penso a tutto il mondo dell’Agile, magari non ne avete mai sentito parlare, però poi vi andate a leggere qualcosa e vi accorgete che tante cose già le stavate facendo. Mi è successo la stessa cosa pochi giorni fa, stavo guardando su Disney+ un documentario sul metodo Marvel, o anche conosciuto come Marvel way, il metodo, che fu creato dal grandissimo Stan Lee ad inizio anni 60, fu una vera rivoluzione nel mondo dei fumettisti e dell’editoria.

Pur non conoscendo questo metodo effettivamente ho riscontrato diverse analogie e punti in comune nel mio lavoro e nel modo in cui gestisco i team di progetto. Ho iniziato ad approfondire l’argomento e wow, qui devo farci assolutamente una puntata.

Detto ciò, tra un attimo vedremo in che cosa consista il metodo marvel e che cosa possiamo imparare o estrapolare in termini di leadership e management nelle nostre organizzazioni.

Ad onor di cronaca è giusto precisare che il metodo marvel, nel mondo dei fumetti è ormai praticamente inutilizzato, neanche alla marvel lo usano più. E ci sono anche dei motivi che dopo andremo ad analizzare, ma sono fermamente convinto che diversi elementi di questo metodo siano molto validi, magari non nell’editoria e nei fumetti, ma in altri contesti assolutamente sì.

Questa puntata può essere particolarmente utile ad imprenditori e manager che per svariate ragioni si trovano a seguire diversi progetti, con caratteristiche completamente diverse, in settori diversi, con clienti e team di lavoro differenti.

Ed era la situazione in cui si trovava Stan Lee. Facciamo un piccolo escursus storico per comprendere meglio il metodo.

Per semplicità diciamo che la creazione di un fumetto comprende principalmente 2 figure, uno sceneggiatore, colui che inventa, crea e scrive le storie; e un disegnatore, che traspone in immagini la sceneggiatura.

In cosa consisteva il metodo classico di produzione, che tra l’altro è ancora oggi il più utilizzato, specialmente in Italia, o almeno è quello che ho letto, non essendo del mestiere non saprei dirvi. Per farla breve, nel metodo classico, detto anche sceneggiatura completa-dettagliata, lo sceneggiatore descrive in maniera completa quello che succede su ogni pagina e in ciascuna vignetta. In pratica lo sceneggiatore dice al disegnatore tutto ciò che deve disegnare; quindi dialoghi, suoni, eventuali didascalie, cosa succede, chi è presente nelle scene, quali passaggi hanno maggiore rilevanza e quali meno… il tutto in maniera molto dettagliata.

Il lavoro iniziale dello sceneggiatore era decisamente impegnativo e richiedeva molto tempo.

E tipicamente uno sceneggiatore era incaricato di seguire le vicende di un personaggio, in questo caso di un supereroe specifico, e in alcuni casi addirittura una storyline specifica di un personaggio. Quindi c’era l’autore che scriveva tutte le storie legate a Superman da bambino e un altro che seguiva tutte le storie di Batman contro Catwoman per intenderci.

Come funziona il Metodo Marvel

 

Questo non valeva per Stan Lee, pensate che nel giro di 24 mesi creò i fantastici 4, Spider Man, Hulk, Thor e Iron Man, gli X-Men e Ant-Men. Tutti i personaggi ebbero un grande successo fin da subito e Stan Lee si trovò a dover seguire praticamente una decina di personaggi e le loro storie parallelamente. Per Stan Lee divenne praticamente impossibile star dietro a quella mole di lavoro con quella metodologia di lavoro, era infattibile preparare una sceneggiatura completa e dettagliata per ogni storia di ogni personaggio. Come faceva a scrivere la sceneggiatura completa per tutte le storie tutte le settimane?

Allo stesso tempo non voleva abbandonare i personaggi, erano e rimangono le sue creature, ma si ritrovo tra le mani troppe serie da seguire, c’erano troppe pagine da scrivere troppo poco tempo per correggerle ed approvarle. Ed ecco che inventò il famoso metodo marvel. Invece di fornire una sceneggiatura dettagliata, Stan Lee forniva agli editori e ai disegnatori solamente l’idea alla base della storia, una sorta di trama riassuntiva, quella che in italiano chiamiamo soggetto e gli americani Plot. Dopodiché passava tutto al disegnatore, che disegnava le varie scene e poi rispediva tutto a Stan che doveva soltanto aggiungere eventuali dialoghi e didascalie.

Logicamente scrivere un riassunto o comunque fornire delle idee comporta meno fatica che scrivere un’intera sceneggiatura. Grazie a questo metodo trovò pertanto la chiave di svolta per seguire diverse serie in parallelo. Allo stesso tempo si affidava molto alla competenza, alle scelte e ai gusti degli artisti che si ritrovarono ad avere improvvisamente molta più libertà ed essere anche più coinvolti nella fase di ideazione. I disegnatori non erano più soltanto degli esecutori, dei trascrittori in disegno di una sceneggiatura già completa, ma il disegno contribuiva direttamente alla sceneggiatura.

Riassumendo l’intera metodologia possiamo dire che lo sceneggiatore, che nel nostro caso potrebbe essere l’imprenditore o il responsabile di un progetto, fornisce un primo input iniziale, un’idea, che viene rielaborata da chi l’idea dovrà eseguirla in pratica, e prima di andare in stampa ci sarà un ultimo confronto per decidere insieme eventuali modifiche da fare.

 

E ci sono due elementi a mio modo di vedere significativi anche per le organizzazioni, due approcci in qualche modo rivoluzionari. Il primo e ve lo dico da sempre è il fatto di fidarsi ed aumentare la libertà concessa a chi lavora con noi, libertà intesa come possibilità di prendere l’iniziativa, di prendere delle decisioni, di autogestirsi il lavoro e persino stabilire o modificare una strategia. Il secondo punto è il processo iterativo di elaborazione dell’idea. Cerchiamo di coinvolgere le persone, facciamoci aiutare a rielaborare le idee, a raffinarle, a sistemarle anche da chi le idee le dovrà eseguire in pratica.

Sei uno chef? Coinvolgi i cuochi nella creazione del nuovo menù. Sei un architetto? Coinvolgi ingegneri e muratori. Sei un Web Designer? Coinvolgi i programmatori e chi mette mano al codice.

Vantaggi del Metodo Marvel

 

Il primo vantaggio è sicuramente il coinvolgimento delle persone. Sogniamo tutti dei team con delle persone altamente coinvolte, che propongono nuove idee e forniscano in continuazione spunti preziosi. Bene, questa è la volta buona per aumentare il coinvolgimento. È una conseguenza naturale, le persone verranno coinvolte in tutte le fasi di progetto, anche in quelle fasi che tipicamente non spettano a loro.

Il secondo vantaggio è la responsabilizzazione. Ho parlato a lungo della responsabilizzazione come miglior benefit aziendale in assoluto in una delle ultime puntate. La faccio breve per non ripetermi, volete dare una svolta al vostro Business? Volete che le persone siano davvero felici di lavorare per voi? Volete aumentare le performance e far crescere professionalmente ogni persona? Responsabilizzate le persone, concedetegli fiducia, assegnate ed aumentate gradualmente le responsabilità. E liberatevi di vecchi protocolli di controllo per verificare il lavoro dei collaboratori, fate respirare e soprattutto fate lavorare questi poveri cristiani.

Un altro vantaggio chiave del metodo Marvel è il fatto di procedere gradualmente, almeno in fase di ideazione. Così evitiamo di investire troppo tempo in una direzione incerta e magari sbagliata. Prima di scrivere una sceneggiatura infinita, abbozza una trama, presentala all’editore, raccogli spunti da lui e dai disegnatori, rielabora e poi si parte con i lavori. È sicuramente più ragionevole che gettarsi a capofitto su un lavoro.

E come ultimo vantaggio e ora mi riferisco proprio a te imprenditore o responsabile di progetto, ti si libera del tempo. E ricordo che il tempo dei leader è la risorsa più preziosa per un’azienda, ma deve essere impiegato dove serve, quando fai un contributo devi portare del reale valore aggiunto, non puoi perderti nel modificare una virgola o in attività di poco valore.

Condizioni necessarie per attuare una metodologia del genere 

 

Come al solito tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Implementare una metodologia del genere non è semplice e ci sono delle condizioni necessarie di partenza per attuarla.

Vediamole insieme.

Innanzitutto il metodo marvel o comunque una metodologia similare non può coesistere con il micromanagement. Siamo proprio agli antipodi del micromanagement. Qui non puoi permetterti di controllare ogni aspetto, non devi e non puoi dire la tua su ogni singola vignetta, su ogni sfumatura. Ed ecco che ritorna il principio di Netflix

“Guidare con il contesto e non il controllo”

Devi guidare con il contesto, come? Fornendo l’idea iniziale, stabilendo gli obiettivi e allineando tutto il team, questo significa guidare con il contesto, poi però metti da parte il controllo e lasci che ogni persona faccia il proprio lavoro senza l’ansia di un capo che ti sta sempre con il fiato sul collo e che pretende di essere avvisato e approvare ogni singola virgola.

Un’altra condizione necessaria è la mentalità con cui i collaboratori approcciano il loro lavoro. Il disegnatore, non deve disegnare sperando che i disegni piacciano allo sceneggiatore, deve disegnare quello che ritiene più giusto per la storia. È la differenza tra “fare come ti è stato detto” e “fare ciò che è necessario per il risultato”. L’ho già raccontato qualche puntata fa, ogni giorno dovresti entrare in ufficio ed urlare “Non cercare di compiacermi ma cerca di fare quello che ritieni meglio per l’azienda”

Per forza di cose un team del genere deve avere skilss diverse, sia verticali, quindi tecniche, uno sceneggiatore e un disegnatore, ma anche orizzontali, qualcuno più abile nell’organizzazione del lavoro, qualcun altro forte con la creatività, qualcun altro esperto nei brainstorming e nella raccolta delle idee. Serve un mix e il mix di competenze e caratteristiche è il vero valore aggiunto, è ciò che fa la differenza tra un team vincente e uno no.

E parlando di team il leader deve far parte della squadra. Il leader è un giocatore, è un membro della squadra. Non è l’allenatore o un dirigente esterno, nono, il leader scende in campo con tutto il gruppo. E come tutti i giocatori deve sapersi mettere in gioco e mettere l’individualità al servizio del gruppo, perché come lo sport ci insegna, si vince e si perde tutti insieme.

Un’ultima caratteristica fondamentale per implementare una metodologia come quella della Marvel è avere una forte e consolidata cultura del feedback. C’è poco da fare, un metodo così iterattivo non funzionerà mai in un’azienda dove le persone non si dicono le cose in faccia, in cui nessuno ha il coraggio di fare una critica costruttiva al capo reparto, in cui i manager tengono nascoste le proprie perplessità e non c’è un continuo e naturale scambio di pareri.

Lesson learned

Come anticipavo in apertura io non conoscevo il metodo marvel ma mi sono rispecchiato in diversi passaggi, quindi pur non sapendolo posso dire di avere una certa esperienza con il metodo o per lo meno con delle metodologie di lavoro similari.

Ho raccolto alcune lesson learned, quindi consigli, spunti e sbagli da non commettere che potrebbero esserti d’aiuto nell’implementazione di una metodologia del genere.

Prima raccomandazione: assicurati di attribuire a tutti i giusti meriti. Questo non lo dico io ma ce lo insegna la storia. Sono andato ad approfondire la vita di Stan Lee e ho scoperto che questo metodo è stato sì la sua fortuna ma anche il motivo di infinite polemiche e addirittura controversie legali. Stan lasciava la massima libertà agli artisti, fornendo soltanto una traccia dell’idea, però per tutti è stato Stan Lee l’autore, il genio rivoluzionario, e questo portò a diverse discussioni su quanto fosse effettivamente il creatore di certi personaggi e quanto merito andrebbe invece riconosciuto ai suoi disegnatori. Non voglio approfondire la vicenda perché della reale paternità dell’uomo ragno penso non importi ne a me ne a te, però ci da uno spunto prezioso. Dobbiamo imparare ad attribuire i giusti meriti alle persone, sia pubblicamente che in privato, agli esecutori e a chi ha contribuito alla nostra idea.

Seconda lesson learned, testare in piccolo. Stan Lee non iniziò ad adottare questo metodo in tutte le storie con tutti i personaggi e tutti i disegnatori. Fu un processo graduale. E questo lo confermo anche io è necessario. Qualunque cambiamento in termini di organizzazione e metodologie deve essere applicato gradualmente e testato in piccolo. Non puoi domani mattina entrare in ufficio e dire “Da oggi siamo un’azienda Agile” oppure “

Per lunedì prossimo mi aspetto che tutti utilizzino il metodo Kanban”. Non funziona così, potresti provare con un gruppo ristretto e magari seguire un singolo progetto con questa nuova metodologia. Poi valuti tu, ha senso importarlo anche nel resto dell’azienda? Interamente? Dobbiamo portare delle modifiche al metodo fatte su misura per noi?

Testare in piccolo sì ma in maniera decisa. Una versione “soft” di metodologia non ci permette di valutare se funzioni o meno. È come dire “inizio la dieta ma la seguo solamente a cena, che vuol dire? Come puoi sperare che funzioni e di ottenere dei risultati?

E non è nemmeno detto che tu possa o debba esportare il modello in tutta l’azienda, magari alcuni gruppi di persone preferiranno continuare come hanno sempre fatto o seguire altre strade, ci sta, fa parte del gioco e dobbiamo rispettare questa volontà. Assicuriamoci sempre che le persone si sentano a loro agio, non imponiamo qualcosa che non è nelle loro corde o che non vogliono fare. Iniziamo a vedere i collaboratori come degli ospiti e trattiamoli con i guanti, impegniamoci tutti i giorni per conquistare la loro fiducia, chiediamoci cosa potremmo fare per far diventare il rapporto lavorativo un’esperienza straordinaria, indimenticabile. Le persone devono svegliarsi al mattino e dire “cazzo che bella vita che faccio, mi piace proprio questo lavoro”. Ma non accadrà mai se ci ostiniamo ad impartire metodi e processi che nessuno vuole o riesce a fare.

Ultima lesson learned: accetta il cambiamento e preparati a lasciare il passato alle spalle. E questo c’è lo insegna proprio la Marvel, che per decenni adottò il metodo Marvel per poi riabbandonarlo.

E ricordatevi che

Quelli che non cambiano mai le proprie opinioni amano se stessi più di quanto amino la verità.

Questa frase non è ovviamente mia ma non ricordando l’autore direi che per oggi è tutto ti auguro una buona serata e ci sentiamo giovedì prossimo per una nuova puntata di spunta uno spunto, ciao!

 

Cristian Boin
Cristian Boin
Manager in affitto, affianco gli imprenditori nelle loro avventure. Hai un progetto da avviare o da portare avanti? Allora potrei essere il compagno di viaggio che fa al caso tuo. Trasformo le idee in piani d'azione e i progetti in obiettivi da raggiungere.

Oggi ti suggerisco queste puntate:

Affianco gli imprenditori nelle loro avventure:
1) Stabiliamo una meta da raggiungere.
2) Tracciamo possibili rotte da seguire.
3) Prepariamo il necessario per partire.
4) Partiamo!

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