EP.7 – Dal campo da calcio alla sala riunioni: lezioni di leadership dallo sport

In questo blog navighiamo alla ricerca di tesori nascosti e spunti di management dagli angoli più remoti e improbabili della terra (e non solo!)

EP.7 – Dal campo da calcio alla sala riunioni: lezioni di leadership dallo sport

Benvenuti pirati in questo nuovo viaggio! Oggi ho concesso (e mi sono concesso) alla ciurma una avuto serata libera. Ci siamo rifugiati in una taverna di Caracas, arrosto fumante, pinte di birra sul tavolo e Maxi Schermo con le partite di Champions League. Ed è proprio lì, tra un gol e l’altro, che è nata l’idea per questa puntata.

Da anni alleno una squadra di calcio giovanile (saluto i miei giovani campioncini del Raggruppamento Insema). Credetemi, gestire un gruppo di ragazzi con il pallone tra i piedi o guidare un team aziendale è molto più simile di quanto si possa immaginare.

Quindi mettetevi comodi, perché oggi salpiamo alla scoperta di sette lezioni che ogni allenatore conosce bene e che ogni manager dovrebbe applicare nella propria realtà.

Lezione 1: Pochi obiettivi per volta, ma estremamente chiari

“Un uomo che insegue due conigli non ne cattura nessuno.”

Questa è probabilmente la prima lezione che ti insegnano a qualsiasi corso per allenatori: ogni allenamento deve avere un obiettivo principale ben definito. Punto.

Lo so, la tentazione è forte. Quando vedi i tuoi giocatori in azione, vorresti correggere tutto: la postura del corpo, la tecnica di passaggio, lo smarcamento, la fase difensiva, quella offensiva, la tattica… l’elenco è infinito.

Ma qui sta il problema: se cerchi di migliorare tutto, non migliori niente.

Facciamo un esempio pratico. Decido che oggi l’obiettivo è migliorare il dribbling. Organizzo esercizi basati sui duelli uno contro uno. Certo, mentre un giocatore attacca (su cui concentro la mia attenzione), ce n’è comunque uno che difende e allena la fase difensiva. Ma il focus rimane uno: il dribbling.

Portare questa lezione in azienda

Nel contesto aziendale vale esattamente lo stesso principio. Sono un grande fan della metodologia OKR (Objectives and Key Results) proprio per questo motivo.

Come funziona?

  • Stabilisci massimo 2-3 obiettivi per volta
  • Per ogni obiettivo definisci 2-3 metriche quantitative che ti dicano chiaramente: “Ho raggiunto l’obiettivo” oppure “Non l’ho raggiunto”

Personalmente non credo nel concetto di North Star Metric – ossia una metrica “stella polare” che dovrebbe guidare tutto, un KPI più importante di tutti gli altri. Perché? Semplice: nessun singolo indicatore può darti una panoramica completa della situazione aziendale.

Pensaci:

  • Il fatturato senza l’utile è un dato fuorviante
  • Il numero di vendite senza il margine per transazione ci dice poco
  • Il numero di nuovi clienti senza il costo di acquisizione è altrettanto inutile

Il segreto è trovare il giusto equilibrio: non disperdere il focus con troppe metriche, ma nemmeno affidarsi ciecamente a una sola. Due-tre obiettivi per volta, due-tre metriche per volta. In questo modo concentri le risorse dove serve davvero.

Lezione 2: Far sentire tutti importanti (perché lo sono davvero)

In qualsiasi contesto, che sia sportivo o aziendale, ci sarà sempre chi è più portato e chi meno, chi è in forma e chi no. Siamo umani, siamo tutti differenti l’uno dall’altro, abbiamo periodi positivi e altri meno, e non c’è niente di male.

Ma ecco la vera sfida: riuscire a valorizzare ogni singolo membro della squadra.

Perché? Per tre motivi fondamentali:

  1. Gli imprevisti sono dietro l’angolo: infortuni, dimissioni improvvise, cali di forma
  2. Non puoi prevedere quando avrai bisogno di qualcuno: il “panchinaro” di oggi potrebbe essere il tuo salvatore domani
  3. L’esclusione genera risentimento: e il risentimento distrugge la coesione del team

Il pericolo delle false promesse

Qui tocchiamo un punto delicato ma cruciale: parlare chiaro e non fare illusioni.

Stare in panchina non è mai facile. Ma sai cosa è ancora più difficile? Accettare la panchina dopo che per una settimana ti hanno fatto credere che saresti stato titolare.

Non ho mai creduto e mai crederò al concetto del “il capo sono io, si fa come dico io e non devo spiegazioni a nessuno”.

Le persone hanno fame di spiegazioni. Vogliono capire le tue decisioni, i tuoi ragionamenti. Condividi la tua spiegazione, non avere paura di rispondere ai “perchè”

  1. Allineamento: tutti capiscono dove state andando
  2. Apprendimento: dai tuoi ragionamenti le persone imparano e prendono spunto
  3. Miglioramento continuo: potrebbero anche obiettare e offrirti prospettive che non avevi considerato

Quindi, tornando al campo da calcio: piuttosto che annunciare la formazione senza guardare in faccia le riserve, spiega i tuoi motivi.

Non aver paura di dire: “Guarda, hai fatto meno allenamenti nelle ultime settimane, avevi un po’ la testa tra le nuvole, ci sono giocatori fisicamente e mentalmente più in forma. Però nel secondo tempo ci sarà comunque bisogno di te.”

Trasparenza + Rispetto = Fiducia.

Lezione 3: Accettare i periodi no (e non impazzire)

Parliamoci chiaro: ci sono allenamenti dove non funziona niente. Per mille motivi, la squadra è spenta, distratta, completamente fuori fase.

In questi momenti, insistere è inutile. Anzi, controproducente. Passare due ore a urlare e arrabbiarsi non cambierà la situazione, la peggiorerà soltanto.

Quindi cosa fare? Cambia strategia. Interrompi gli esercizi, fai giocare liberamente, proponi qualcosa di diverso. A volte il miglior allenamento è quello che riaccende la passione, non quello che perfeziona la tecnica.

Applicare questa lezione in azienda (senza sembrare deboli)

Lo so, nel mondo professionale questo principio può essere difficile da digerire; siamo sul posto di lavoro, siamo letteralmente pagati per compiere delle determinate mansioni. Ma rimaniamo realisti: siamo tutti umani. Tutti abbiamo giornate no, momenti di debolezza e problemi personali che ci distraggono.

Attenzione: non sto dicendo “Ok, oggi giorno libero per tutti, andiamo a casa”. Sto dicendo: adatta il carico di lavoro alla situazione.

Soluzioni pratiche:

  • Assegna compiti che richiedono meno concentrazione
  • Proponi pause più frequenti
  • Organizza brainstorming o lavori di gruppo invece di task individuali intensi
  • Programma formazione o aggiornamenti invece di deliverable critici

Io lo vedo anche con i miei studenti di Web Project Management. Arriva sempre un punto della lezione dove l’attenzione cala drasticamente. Insistere è inutile.

Quindi cambio registro: propongo esercitazioni pratiche, lavori di gruppo, faccio domande alla classe per stimolare l’interazione. Oppure semplicemente mandiamo tutti in pausa dieci minuti – caffè, aria fresca, e si riparte con energie rinnovate.

Non è debolezza, è intelligenza gestionale.

Lezione 4: Nei periodi sì, pretendi di più

Ma attenzione: così come ci sono periodi no, ci sono anche periodi sì. E in quei momenti è non solo giusto, ma doveroso alzare l’asticella.

Il team è in forma? L’atmosfera è positiva? I risultati arrivano? Perfetto: questo è il momento di accelerare.

Sul campo da calcio significa:

  • Inserire allenamenti extra
  • Aumentare l’intensità degli esercizi
  • Introdurre schemi più complessi
  • Provare nuove tattiche

In azienda si traduce in:

  • Lanciare quel progetto ambizioso che avevi nel cassetto
  • Introdurre nuove procedure o tecnologie
  • Affidare responsabilità maggiori ai collaboratori
  • Sperimentare innovazioni

La chiave è cogliere il momentum. I team non sono sempre pronti a dare il massimo, ma quando lo sono, è criminale non sfruttare quell’energia.

Lezione 5: Celebrare le vittorie (seriamente)

Quando giocavo a calcio, c’era una cosa che non sopportavo: vincere (anche se malamente, magari solo per un calcio di rigore) e vedere l’allenatore comportarsi come se avessimo subìto la peggior sconfitta di sempre.

Hai vinto. Punto.

Certo, magari non hai giocato bene. Magari c’è molto da migliorare. Ma in quel momento – in quel preciso momento – celebra la vittoria. Fai un complimento. Sii contento. Festeggia.

Da lunedì farai le analisi, le considerazioni, prenderai i provvedimenti necessari. Ma quando c’è una vittoria, è giusto celebrarla.

Il pericolo dell’entusiasmo eccessivo

Detto questo, c’è anche l’estremo opposto: l’eccesso di entusiasmo per risultati mediocri.

Sia nel calcio che in azienda ho assistito a scene di esultanza spropositata per risultati che, francamente, non erano particolarmente “wow”.

Un capo che sovrastima sistematicamente ogni piccolo successo perde credibilità. Le persone non sono stupide: capiscono quando l’entusiasmo è genuino e quando è esagerato.

La regola è semplice: festeggia quando è il momento di festeggiare. Non di più, non di meno.

Lezione 6: Ogni contesto è differente

Questa è forse la lezione più difficile da metabolizzare, ma anche la più importante.

Gli allenatori migliori sono quelli che adattano la tattica ai giocatori disponibili, non quelli che cercano di imporre il proprio gioco a prescindere dalla rosa.

Alcune squadre, dopo una sconfitta, rispondono meglio al “pugno duro” – critiche dirette, analisi spietata, carico di lavoro intenso.

Altre squadre, invece, necessitano dell’approccio opposto – incoraggiamento, focus sui punti di forza, atmosfera positiva.

Non esiste una ricetta universale. Il grande leader sa leggere il contesto.

In azienda: attenzione al “copia e incolla”

Lo stesso vale nel mondo aziendale. Una metodologia di lavoro applicata con successo in un’azienda non è detto che funzioni allo stesso modo in un’altra.

Vale per:

  • Le metodologie di gestione progetti (Agile, Waterfall, ibrido)
  • Gli strumenti e software
  • Le procedure operative
  • La cultura aziendale
  • I sistemi di incentivazione

Comprendere il contesto è una competenza avanzata e per nulla facile. Ma il primo passo è semplice: accettare che i contesti siano fondamentalmente differenti.

Una volta accettato questo, puoi iniziare a osservare, analizzare, adattare.

Lezione 7: Il bastone e la carota (quando usare quale)

Concludiamo con una riflessione sull’equilibrio tra disciplina e motivazione positiva.

Nel calcio come in azienda, esistono due scuole di pensiero:

  • Il bastone: rigore, disciplina, conseguenze chiare per gli errori
  • La carota: incentivi, riconoscimenti, incoraggiamento

La verità? Servono entrambi. Ma devi sapere quando usare quale.

Alcuni team e alcune situazioni richiedono fermezza. Altri richiedono comprensione ed empatia. Il leader efficace ha entrambi gli strumenti nella cassetta degli attrezzi e sa quale estrarre al momento giusto.

Conclusione: La leadership è universale

Al termine di questo viaggio dal campo alla sala riunioni, spero sia chiaro un concetto fondamentale: i principi di leadership sono universali.

Che tu stia allenando una squadra di calcio o guidando un team aziendale, le sfide sono sorprendentemente simili:

  • Definire obiettivi chiari
  • Motivare le persone
  • Gestire le dinamiche di gruppo
  • Adattarsi ai contesti
  • Celebrare i successi
  • Imparare dai fallimenti

La differenza sta solo negli strumenti specifici e nel linguaggio. Ma la sostanza rimane la stessa: portare un gruppo di individui a lavorare insieme verso un obiettivo comune.

Per oggi la ciurma torna al porto. Noi ci leggiamo alla prossima puntata, quando salperemo verso nuovi orizzonti.

Che il vento sia con te, pirata.

Capitan Cristian

pirati del management - il blog

Benvenuto a bordo avventuriero! Io sono capitan Cristian, in questo blog navigo alla ricerca di tesori nascosti e spunti di management dagli angoli più remoti e spesso improbabili della terra (ma non soltanto; fumetti, libri, civiltà antiche, cultura pop… dopo anni di navigazione sono arrivato a una certezza: dirlo con certezza: possiamo trovare delle perle di saggezza, delle linee guida da seguire, dei piccoli insegnamenti e dei validi consigli di management ovunque.

Hai una mappa del tesoro da condividermi, un manufatto antico da farmi analizzare o uno spunto da suggerirmi? Scrivimi!

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