Pirati e piratesse, benvenuti a bordo di questa nuova avventura!
Giovedì è iniziato ufficialmente l’anno per la nuova classe del corso di preparazione all’esame federale in Web Project Manager, diploma in cui insegno da ormai sei anni. Per la prima lezione del Modulo 1 (Project Management) abbiamo deciso di non optare per la classica introduzione teorica, ma di andare subito in “palestra”.
Attraverso una serie di giochi e piccoli esercizi, abbiamo allenato dei “muscoli” utili nella vita manageriale di qualsiasi professionista. Per muscoli intendiamo delle abilità trasversali e cognitive, come l’osservazione di un contesto o la capacità di sintesi. Sono abilità che supportano le competenze tecniche e la professionalità di un manager.

Il muscolo della problematizzazione
Torniamo alla nostra puntata. Uno dei muscoli che abbiamo allenato è il muscolo della problematizzazione, ossia la capacità di indagare sui problemi prima di lanciarsi sulle soluzioni.
Pensiamo alla fiaba di Cappuccetto Rosso. Tutti conosciamo la storia: una bambina va a trovare la nonna malata portandole un cestino di viveri, nel bosco incontra un lupo che con l’inganno arriva prima di lei, mangia la nonna e si traveste. Quando Cappuccetto arriva, scopre troppo tardi l’inganno e viene inghiottita anche lei. Fortunatamente passa di lì un cacciatore che le libera entrambe e vissero tutti felici e contenti (tranne il lupo).
Se ti chiedessi qual è il problema di questa storia, probabilmente risponderesti: “Il lupo cattivo che mangia la nonna”.
Ma ti sei mai chiesto cosa ci facesse una bambina da sola a passeggio in un bosco pericoloso? O perché ci fosse una signora anziana malata completamente isolata dal resto del villaggio? O quale madre manderebbe una figlia così piccola in una situazione rischiosa senza accompagnamento?
Ogni domanda apre una prospettiva diversa e porterebbe a soluzioni completamente diverse. Certamente, se il problema fosse davvero il lupo, la soluzione sarebbe semplice: eliminare il lupo. Se invece il problema fosse l’isolamento sociale della nonna, la soluzione sarebbe molto più complessa: ripensare l’urbanistica del villaggio, creare una rete di supporto per gli anziani, ecc.
L’obiettivo di questo esercizio NON è trovare “il problema reale” (che magari è davvero il lupo cattivo). L’obiettivo è generare delle ipotesi alternative da verificare. Perché, nel mondo reale, prima di investire tempo e risorse in una soluzione, devi essere sicuro di star risolvendo il problema che conta davvero.

Quindi, prima di buttarti sulla soluzione, fermati un attimo.
Invece di chiederti come potresti migliorare quel maledetto processo che ti sta facendo impazzire, chiediti cosa non sta funzionando davvero. Magari il problema non è il processo, ma il fatto che state cercando di fare troppe cose con troppo poche persone.
Invece di cercare l’idea di prodotto della vita, chiediti quali problemi reali i tuoi clienti stanno cercando di risolvere. Forse non hanno bisogno di un’altra funzionalità, ma di qualcosa che semplicemente funzioni senza rompersi ogni tre giorni.
Invece di lamentarti che il tuo team non collabora abbastanza, chiediti se per caso non li hai messi in competizione tra loro senza nemmeno accorgertene.
In azienda, come nelle fiabe, è facile sprecare energia a cacciare lupi che magari non c’entrano nulla con il vero casino che hai tra le mani.
Perché allenare il muscolo della problematizzazione è estremamente utile?
1. Parti sempre dai problemi
Ecco la sezione rielaborata:
1. Parti sempre dai problemi (ma sul serio)
Chi ha lavorato nel mondo delle startup o ha studiato product management lo sa bene: prima di sviluppare qualsiasi cosa, si parte sempre indagando sui problemi. Non si parte mai dalle soluzioni. Eppure, nella pratica, questa regola viene violata continuamente.
Troppo spesso le aziende lanciano dei prodotti, dei servizi o aggiungono delle nuove funzionalità sulla base del solo intuito. “Stanotte ho avuto l’idea del secolo!” E via, si parte. L’imprenditore si innamora dell’idea, ci investe tempo e soldi, per poi scoprire, magari mesi dopo, quando è troppo tardi, che quella “cosa”geniale idea” non risolve alcun tipo di problema.
Questo scenario ha un nome: S.I.S.P., “solution in search of a problem”. Una soluzione in cerca di un problema. Ed è esattamente l’opposto di quello che dovresti fare.
Prendi Smalt, per esempio. Non so se ne hai mai sentito parlare, ma è uno di quei casi che vengono citati come “fallimenti educativi” (chiedo scusa ai fondatori, ma è intuizione quasi comica). Smalt era una saliera digitale con Alexa integrata, casse per la musica e altre funzioni. Il payoff era chiaro: “Salting was never so much fun” (salare non è mai stato così divertente).
Davvero qualcuno ha il problema di annoiarsi mentre sala il cibo? È letteralmente un non-problema. Nessuno si è mai svegliato la mattina pensando “oddio, che fastidio, oggi a pranzo dovrò salare l’insalata!” A salare l’acqua della pasta ci mettiamo mezzo secondo, non c’è neanche il tempo fisico di annoiarsi. L’unico vero problema legato al sale che mi viene in mente è quando devi passarlo al suocero alla cena di Natale e lui ne approfitta per fare il solito commento passivo-aggressivo su quanto guadagni, quando andrete a vivere insieme e quando riceverai la famosa promozione. Ma per risolvere questo problema servirebbe una magia…
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Eppure qualcuno ha investito tempo, energia e soldi per costruire quella cosa. Perché? Perché si sono innamorati della soluzione prima ancora di verificare se esistesse un problema.
E non è solamente una problematica nel mondo delle startup tech con più soldi che senno. Succede anche alle PMI. Magari non stai lanciando una saliera smart, ma sono sicuro che anche tu avrai aggiunto delle funzionalità al tuo software perché “Penso proprio che sarebbe una figata per i nostri clienti…”, oppure hai implementato un nuovo servizio perché “ce l’hanno anche i competitor”, senza chiederti se i tuoi clienti ne abbiano davvero bisogno.
Parti sempre dai problemi. E quando pensi di averli capiti, indaga ancora un po’. Perché spesso quello che sembra un problema è solo un sintomo di qualcos’altro.

2. Identificare le reali motivazioni dietro un sintomo
Quando un collaboratore è insoddisfatto e minaccia di andarsene, il problema è davvero lo stipendio? O forse è la mancanza di riconoscimento? Un capo inadeguato? L’assenza di prospettive di crescita? Un ambiente tossico?
Se pensi che il problema sia lo stipendio e offri un aumento, ma il vero problema era la mancanza di autonomia, hai solo posticipato l’inevitabile.
Lo stesso vale per i processi produttivi. Quando un team è in ritardo sulle consegne, il problema è davvero la velocità di esecuzione? O sono le specifiche poco chiare, arrivate in ritardo? Le continue interruzioni? La mancanza di strumenti adeguati?
Identificare il vero collo di bottiglia significa risolvere il problema alla radice, non mettere dei cerotti sui sintomi.
3. Il “Mom Test”: fare le domande giuste
Nel libro The Mom Test di Rob Fitzpatrick troviamo un framework prezioso per indagare i problemi reali. Il titolo si riferisce al fatto che anche tua madre ti direbbe bugie se le chiedessi: “Ti piace la mia idea?”. Non per cattiveria, ma per non ferirti.
Le tre regole d’oro del Mom Test sono:
- Parla della loro vita, non della tua idea. Indaga sulle loro esperienze, frustrazioni e come affrontano oggi il problema, senza presentare la tua soluzione.
- Fai domande specifiche sul passato, non ipotetiche sul futuro . “L’ultima volta che ti è capitato X, cosa hai fatto?” è infinitamente più affidabile di “Useresti un prodotto che fa Y?”.
- Ascolta di più, parla di meno. Il tuo compito è capire, non convincere.
E soprattutto: non chiedere mai idee sulle soluzioni, indaga solo sul problema. Le persone sono bravissime a descrivere le loro frustrazioni, ma pessime a progettare soluzioni (non è il loro mestiere).

L’approccio descritto nel libro “The Mom Test” può essere molto utile non soltanto quando vogliamo sviluppare un nuovo prodotto o servizio. Può rilevarsi interessante anche ad esempio se volessimo creare il questionario di soddisfazione dei collaboratori o conducessimo delle interviste con dei potenziali clienti, ma anche per capire come mai un progetto sia andato male o una campagna marketing non stia performando come vorremmo.
Insomma, prima di buttarti su una nuova funzionalità, un tool o un’idea “geniale”, fermati un attimo a osservare il problema davvero.
Come allenare il muscolo della problematizzazione
Adesso dovrebbe esserti chiari i vantaggi di allenare il muscolo della problematizzazione. Ma come si allena in pratica questo muscolo?
Il modo più semplice è prendere una storia, una fiaba o un luogo comune; qualsiasi cosa che abbia un “problema evidente” e metterlo in discussione. Non fermarti alla prima risposta che ti viene in mente. Scava. Gira intorno al problema come se fosse un oggetto da osservare da tutte le angolazioni.
L’esercizio funziona così: prendi una situazione con un problema apparentemente ovvio e cerca almeno 3 problemi alternativi. Non devono per forza essere “più giusti” del problema originale. Devono solo esistere come ipotesi da esplorare.
Ti consiglio di iniziare da qualcosa di leggero, proprio come una fiaba. Sono ottime palestre mentali perché tutti conosciamo la trama e il “problema ufficiale” è chiarissimo.
- I tre porcellini Problema apparente: il lupo cerca di mangiarsi i porcellini.
→ Identifica almeno 3 altri possibili problemi. - Pinocchio Problema apparente: un burattino che mente e si comporta male.
→ Identifica almeno 3 altri possibili problemi.
Per poi passare ad un luogo comune o qualche stereotipo sociale:
- “I bambini non giocano più all’aperto come una volta”
Problema apparente: preferiscono i videogiochi.
→ Identifica altri possibili problemi. - “Il traffico in questa città è impossibile”
Problema apparente: troppe auto in circolazione.
→ Identifica altri possibili problemi.
E infine adattare l’esercizio alla tua realtà lavorativa:
- “Le nostre riunioni sono sempre inefficaci”.
Problema apparente: troppe riunioni
→ Identifica altri possibili problemi. una situazione lavorativa - Il nostro negozio fisico sta fallendo per colpa di Amazon.
Problema apparente: Amazon ha ucciso il retail tradizionale. - → Identifica altri possibili problemi.
L’obiettivo non è dimostrare che il problema apparente sia sbagliato. Magari, dopo tutte le verifiche, scoprirai che sì, il vero problema era proprio il lupo cattivo. Ma almeno l’avrai verificato, invece di assumerlo come verità assoluta. E magari scoprirai anche altri problemi secondari (la solitudine della nonna, l’educazione dei bambini alla sicurezza) meritano la tua attenzione.
Nel project management come nella vita, le soluzioni migliori nascono dalle domande migliori. E le domande migliori nascono dall’allenamento costante di questo muscolo: la capacità di problematizzare, dubitare dell’ovvio e esplorare le alternative prima di agire.
Ci vediamo alla prossima puntata!
Capitan Cristian
