Pirati e piratesse buongiorno! Oggi navighiamo in un mondo lontano, un mondo dove tutto è possibile, dove abbiamo cappelli parlanti, cani a tre teste, scope volanti, quadri che si muovono e pacchette magiche. Sì, sto per parlarvi di Harry Potter. Nelle ultime settimane ho riletto i libri, devo dire di essere sempre rimasto affascinato dalla figura del preside della scuola: Albus Silente.
Già di per sè, fare il preside, l’imprenditore o il leader è complicato, figuriamoci in un castello magico. Perché Hogwarts è un casino totale. Studenti che ogni anno rischiano la vita, insegnanti che si rivelano degli incompetenti o peggio, degli assassini, scalinate birichine che cambiano forma, e un consiglio di amministrazione (il Ministero della Magia) che ogni due per tre vuole cacciarti. Eppure la leadership di Albus Silente è solida, regge. E non solo: la gente lo seguirebbe ovunque.
Mi sono chiesto: cosa possiamo imparare dal preside di Hogwarts? E soprattutto, cosa possiamo applicare nelle nostre realtà?
Valorizzare tutti
Silente affida spesso dei compiti cruciali a delle persone che in qualsiasi altra organizzazione sarebbero considerate marginali. Prendiamo Hagrid, il guardiacaccia sapevate che è stato espulso al terzo anno di Hogwarts? Praticamente è come se un collaboratore non avesse nemmeno la licenza delle scuole medie. Ha delle abitudini decisamente discutibili, tipo allevare delle uova di drago illegali nel camino o far crescere delle creature pericolose nel giardino della scuola. Non sa esprimersi bene, fatica a leggere e scrivere correttamente, e da tutti è considerato un “sempliciotto”.
Silente, invece, gli affida delle missioni delicate: come recuperare Harry Potter dagli zii cattivi che non vogliono mandarlo a scuola o fare da ambasciatore diplomatico presso i giganti.
Stesso discorso per Gazza, il custode. Non è nemmeno un mago, eppure si occupa della sicurezza di un castello magico, ha un ruolo centrale e conosce ogni angolo del castello.
Silente si fida ciecamente di loro, nonostante dei CV che non sono proprio dei migliori.
Il punto è che le persone non crescono finchè non gli diamo l’occasione per farlo. Non dire: “bravo, continua così”, ma prova con: “questo lavoro è tuo, gestiscilo tu”. Anche se sulla carta non è il profilo perfetto.
Chissà, magari in azienda, hai anche tu un Hagrid, magari un giovane o un profilo poco qualificato (sulla carta) che potrebbe fare molto di più, se solo gli dessi spazio.
Fiducia invece che micromanagement
Nei libri capita sovente che Silente si assenti per dei lunghi periodi, casualmente sempre quando stanno per accadere delle catastrofi. Lascia ade sempio la direzione della scuola alla vicepreside McGranitt; oppure affida a Harry Potter, un sedicenne, missioni che potrebbero svolgere maghi molto più esperti di lui.
Ora potresti chiederti che senso abbia, perché rischiare? Ci sono divertsi vantaggi. quando potresti gestire tu direttamente?
Silente non fa micromanagement. Non passa le giornate a controllare che i professori svolgano le lezione correttamente o che gli studenti rispettino le regole. Questo gli permette di concentrarsi su altre questioni più strategiche: la minaccia di Voldemort, le alleanze con altre scuole, la politica del Ministero della Magia.
Ma c’è di più. Silente ha una visione a lungo termine. Sa che non sarà sempre lì. Sa che prima o poi Harry dovrà affrontare Voldemort da solo. E sa che la McGranitt dovrà essere pronta a prendere il suo posto quando lui non ci sarà più.
Delegare non è solo un modo per alleggerirsi il carico di lavoro. È un occasione per liberarsi del tempo prezioso da investire altrove.
Difendere le proprie persone
Avete presente Severus Piton? L’inquietante e malvagio professore di pozioni? Tutti lo mettono in discussione, tutti dubitano di lui, ma Silente lo difende sempre a spada tratta.
Viviamo nell’era del “il cliente ha sempre ragione”. Ma secondo me c’è un limite. Ci sono momenti in cui devi scegliere: stai dalla parte del cliente o dalla parte delle tue persone?
Non sto dicendo che bisogna difendere sempre tutto a prescindere. Ma se hai scelto quelle persone, se ti fidi di loro, ogni tanto dovresti avere il coraggio di dire: “No, qui il mio collaboratore ha ragione”.
Difendere non vuol dire nascondere gli errori. Vuol dire creare uno spazio in cui l’errore è ammesso, discusso, capito. Non punito a priori.
Ammettere di aver sbagliato
Silente è il mago più potente del mondo, ma in più occasioni ha ammesso: “Ho sbagliato. Ho commesso degli errori”.
In un mondo manageriale dove tutti cercano di sembrare infallibili, questo è un cambio di prospettiva importante.
Nel mondo startup si dice “fail soon, learn fast”. Il concetto è semplice: meglio provare, sbagliare e aggiustare il tiro, che restare fermi per paura di non fare la cosa giusta.
Il problema di fondo è culturale, in molte organizzazioni l’errore è ancora vissuto come una vergogna.
Silente è chiaro: negare l’evidenza per orgoglio è la cosa meno orgogliosa che ci sia. Vuol dire mettere il proprio ego davanti al bene del progetto.
Guidare con i fatti
C’è una frase di Silente che mi ha sempre colpito: “Le persone ti giudicano per i fatti, non per le intenzioni”.
Quante aziende conoscete dove i manager predicano bene e razzolano male? Dove ti chiedono di fare gli straordinari ma loro alle due di pomeriggio hanno già finito perché devono andare a fare un torneo di Golf? Quanti manager si riempono la bocca di termini come “Innovazione, digitalizzazione, change management…” ma poi si rifiutano di cambiare un processo, evidentemente inefficiente perché “abbiamo sempre fatto così?”
Silente non manda gli altri a combattere mentre lui resta al sicuro. È sempre in prima linea. E le persone lo seguono proprio per questo.
Conclusione
Da Albus Silente forse non prenderò spunto per il look, la barba lunga non fa per me, ma per il resto penso che ci sia molto da imparare.
Gestire un’azienda o un team di lavoro non è poi così diverso da gestire una scuola di magia. Hai sempre delle persone che devono lavorare insieme, degli imprevisti continui, pressioni esterne e problemi da risolvere.
La domanda vera è: che tipo di leader vuoi essere? Quello che controlla tutto e che tiene le redini dell’azienda strette? O quello che dà fiducia, che ammette gli errori e che guida con l’esempio?
Da Hogwarts è tutto, la nave riparte.
Buon vento pirati.
Capitan Cristian

