Non sottovalutare le comunicazioni di servizio
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Ps: questa è una semplice e grossolana trascrizione non rivisitata della puntata.

Non sottovalutare le comunicazioni di servizio

Nella puntata di oggi ho voluto parlare di un argomento all’ordine del giorno ma troppo spesso snobbato: le comunicazioni di servizio.

Più di una volta un cliente mi ha tirato le orecchie perché propongo sempre argomenti complessi da implementare o tocco tematiche difficili. Non è il caso della puntata di oggi.

Oggi non parleremo di strategie, di scale dei valori, di marginicosti di acquisizione. Oggi rimaniamo sul semplice. Ho voluto trattare il tema delle comunicazioni di servizio in una maniera un po’ insolita, vi porto con me in un normalissimo giovedì sera.

Seguimi e vedremo insieme come mai non bisogna sottovalutare le comunicazioni di servizio.

Sono le sette di sera di un giovedì sera festivo, io e i miei amici abbiamo appena finito una partitella di calcetto, nessuno di noi ha corso realmente, sembrava più una passeggiata sotto casa dopo il pranzo di natale, nonostante la non fatica fatta lo stomaco chiama, abbiamo fame, decidiamo di andare a mangiarci una pizza. Quello sveglio della compagnia, e meno male che c’è lui dice:

“Oggi è festa, è tutto chiuso”.

I nostri volti si incupiscono:

“Forse conosco un posto che potrebbe essere aperto, controlliamo su Google”

Ribatte lo speranzoso del gruppo.

Google, il buon vecchio Google, che poi tanto vecchio non è, ma in poco più di venti anni ha mandato in pensione le pagine gialle, l’elenco telefonico, il navigatore e persino quel mitologico amico dell’amico del cugino che sapeva tutto lui.

“Google dice che la pizzeria è aperta”.

“Amici miei guardate che Google non pensa da solo, è il ristoratore che aggiorna manualmente gli orari di apertura nella sua scheda di attività. Per esperienza posso dirvi che sono in pochi ad aggiornare la scheda nei giorni festivi.”

“Nono Cristian fidati siamo nel 2020 Google non sbaglia”.

Ho fame e sono stanco, non ho corso al campetto ma la fatica nelle gambe si fa sentire, in realtà non ho proprio giocato, io guardavo, ma è stancante anche questo. Non sono lucido e in balia dell’illusione mi faccio abbindolare, forse hanno ragione loro, nel 2020 Google avrà sicuramente un’intelligenza artificiale per verificare automaticamente chi sia aperto e chi no, o forse hanno un gigante satellite con una telecamera puntata su ognuno di noi.

Saliamo in auto, ci dirigiamo verso la pizzeria e i nostri sogni si infrangono, chiuso per festività.

“Avevi ragione Cristian, ma come mai non aggiornano le schede?”

“Pigrizia, incoscienza, o menefreghismo verso il cliente. Dovete sapere che in tanti sottovalutano le comunicazioni di servizio.”

“Non torneremo mai più in questa pizzeria, non si tratta così un cliente.”

Ribattono in coro i miei amici.

È venerdì. Oggi si lavora e come di consueto ho deciso di andare a fare colazione ad un bar qui vicino, è gestito da una coppia di ragazzi in gamba, dei grandi lavoratori, sono anche molto simpatici. Tra l’altro sono attivissimi sui social, hanno una bellissima newsletter e ogni giorno condividono le foto dei piatti del giorno.

Sono appena uscito di casa è ha iniziato a piovere, ti pareva Ho l’ombrello ma il bar è a 10 minuti di cammino, pace, ho bisogno di un caffè e posso sopportare la fatica.

Sono arrivato al bar, mi avvicino alla porta e…. sorpresa!
Appeso alla porta c’è un foglio con scritto: “Questa mattina siamo chiusi per lavori in corso.”

Non è la prima volta che capita una situazione dle genere, mi dà proprio fastidio, non tanto per i dieci minuti di cammino fatti sotto la pioggia, ma perché sono sempre così attivi sui social media e poi non comunicano queste cose davvero IMPORTANTI?

Dubito inoltre che l’abbiano scelto questa mattina di fare i lavori, potevano avvisare tramite la newsletter o perlomeno avvisarmi di persona nei giorni precedenti visto che vengo qui tutte le mattine.

Vuoi scoprire come è proseguita la mia serata? 

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Cristian Boin
Manager in affitto, affianco gli imprenditori nelle loro avventure. Hai un progetto da avviare o da portare avanti? Allora potrei essere il compagno di viaggio che fa al caso tuo. Trasformo le idee in piani d'azione e i progetti in obiettivi da raggiungere.

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Scala dei valori value ladder definizione glossario Cristian Boin

Scala dei valori: definizione

La scala dei valori è uno strumento incredibile che ogni azienda dovrebbe almeno considerare, in alcuni casi non sarà la scelta migliore, ma almeno conoscere questa strategia è importantissimo. Chiederesti mai di sposarti ad una persona appena conosciuta? No. No perché il sentimento tra due persone che si conoscono da poche ore non può essere abbastanza forte e consolidato per prendere un impegno così grande come può essere il matrimonio. Lo stesso accade con i clienti. Un potenziale cliente che non sa nulla della nostra azienda difficilmente acquisterà il prodotto più completo e costoso del catalogo. >> Leggi l’articolo -9 consigli di product management- Anche se lo facesse non sarebbe la scelta più opportuna. Perché sarebbe come un colpo di fulmine che porta ad una decisione improvvisa e poco ragionata, non basata su delle fondamenta solide. Le relazioni nate troppo in fretta e da un colpo di fulmine difficilmente durano nel tempo. Un cliente che acquista subito il nostro prodotto di punta è difficile che possa rimanere soddisfatto. Come in una relazione prima di prendere una decisione importante ci vuole del tempo, bisogna conoscersi a vicenda, costruire la fiducia passo dopo passo e attraversare diverse tappe prima di andare alla meta finale. Prima di sposarsi due persone devono fare una prima uscita, il primo bacio, la prima vacanza insieme, il fidanzamento, ogni tanto la convivenza, conoscere i rispettivi potenziali suoceri e poi dopo aver attraversato tutte queste tappe intermedie passare al matrimonio. Lo stesso accade con i clienti, prima di acquistare il prodotto di punta dovranno acquistare degli altri prodotti, per aumentare gradualmente il loro impegno nei confronti dell’azienda. La scala dei valori permette proprio questo, di accompagnare scalino dopo scalino, in maniera ragionata e coerente un cliente ad impegnarsi sempre di più con un’azienda. Esempio di scala dei valori per un parrucchiere La scala dei valori è la sequenza temporale con cui proponiamo i nostri prodotti ad un cliente. In che ordine un cliente dovrebbe acquistare i nostri prodotti? Leggi questa definizione: prodotto di frontend, il primo prodotto della scala dei valori. Caratteristiche di una scala dei valori: Indipendenza tra scalini Ogni scalino deve essere un prodotto che può vivere autonomamente senza dover acquistare altri prodotti o servizi. Un prodotto inusabile senza l’acquisto di altri prodotti è un prodotto che non merita di stare nella scala dei valori. Differenza netta tra uno scalino o l’altro Ogni scalino deve essere rappresentato da un prodotto oggettivamente valido, ma come cliente devo percepire il miglioramento che otterrei passando allo scalino successivo. Troppe aziende propongono dei prodotti “base” o intermedi troppo abbondanti, in questo modo il cliente non sarà incentivato ad acquistare il prodotto successivo. Non voglio far passare un messaggio sbagliato: non dovete essere tirchi o proporre prodotti scadenti, ogni prodotto deve essere il più prezioso possibile, ma allo stesso tempo deve esserci un grosso miglioramento tra uno scalino e l’altro. Upsell e cross-sell In ogni scalino dovremmo considerare di inserire un offerta di Upsell e di cross-sell. La scala dei valori deve sempre puntare verso l’alto? Assolutamente no. In alcuni modelli di business sarebbe impossibile proporre un prodotto sempre più costoso. Dopo aver venduto il prodotto più costoso (e impegnativo, in ogni senso) sarebbe un peccato terminare la relazione con il cliente. A questo punto sarà utile proporre dei prodotti secondari, complanari o aggiuntivi per allungare il Life Time del cliente, ovvero la durata della sua relazione con la nostra azienda.   Esempio di scala dei valori per una palestra Ecco un esempio di scala dei valori che cresce poi decresce. In questo caso ho preso come esempio una palestra. Dopo aver venduto un pacchetto da 10 lezioni potrebbe vendere del materiale e in seguito degli abbonamenti mensili. Come puoi notare non cresce all’infinito. L’importante che i primi scalini tendano verso l’alto.

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Riferimenti di business

Riferimenti di business sbagliati #22

Riferimenti di business sbagliati: attento a chi prendi come esempio Osservare come opera un’azienda o una persona, anche al di fuori del nostro settore è utilissimo. Sono due i principali motivi per la quale dovremmo TUTTI e in maniera costante guardarci attorno: Prendere spunto da quello che sta funzionando in un’altra realtà Evitare di fare gli stessi errori Purtroppo in questo genere di analisi tendiamo a concentrarci unicamente nel punto uno, non imparando mai dagli errori altrui. C’è un altro errore ancora più grave: prendere spunto da dei riferimenti sbagliati. In diverse occasioni ho letto interventi che elogiavano le strategie di marketing e di comunicazione di alcuni riferimenti completamente sbagliati per un piccolo imprenditore, un consulente o un libero professionista. Quante volte leggo: “Amazon ha fatto questo allora lo devo fare anche io…” oppure: “Voglio comunicare come Fiorello perché è un genio del marketing sulla cresta dell’onda da 40 anni.” Non metto in dubbio che da Fiorello o da Amazon si possa imparare qualcosa o per lo meno prendere spunto, ma che ci piaccia o meno sono dei mondi completamente differenti. Esistono pochi Amazon nel mondo e Fiorello è un comico, non un’impresa commerciale. Librerie in crisi: la colpa è davvero di Amazon? Leggi ora l’articolo In questa puntata ho fatto un elenco di alcuni modelli di business o settori dalla quale purtroppo non ha senso prendere ispirazione e punto per punto proverò a darvi una motivazione. In ordine: Mass media e mondo multimediale. Tv, Radio, Cinema e stampa vivono di contenuti. Io stesso sto trasmettendo un concetto con un contenuto, questo non significa che debba prendere come riferimento una stazione radio per migliorare il mio podcast. Tra i contenuti di un’emittente televisivo e il video registrato da un imprenditore per fare content marketing non c’è nessun elemento in comune. Sono due sport differenti giocati con lo stesso strumento. Influencer, Youtuber e Blogger Anche in questo caso parliamo di riferimenti che operano in un mondo differente da quello aziendale. Ancora una volta abbiamo due sport diversi giocati con lo stesso strumento. Queste sono tutte professioni che vivono di visibilità. Un’azienda non vive delle dimensioni del pubblico ma della qualità di esso. Io capisco la facilità dell’inganno, un influencer vive di social network ed è quindi immediato pensare che possa essere un valido riferimento per come muoversi sui social network. Questo è un errore perché a livello strategico ed operativo cambia tutto. Vi faccio un piccolo esempio. Uno Youtuber in un video di pochi minuti potrebbe ripetere tre volte: “Ricordati di mettere mi piace al video, iscriviti al canale e attiva la campanella degli avvisi.” Un avvocato che registra un video dove spiega come funzionano le quote ereditarie non può fare una cosa del genere sarebbe una pagliacciata. Personaggi pubblici Il fatto che una persona gestisca la comunicazione di Cristiano Ronaldo non significa che sia una scelta saggia ingaggiarlo per gestire la comunicazione della tua impresa, non vuol dire nulla. Sono obiettivi completamente diversi. Qui inserisco anche cantanti e scrittori. O comunque chi vende contenuti di intrattenimento. Uno scrittore guadagna sulle copie di libri venduti e vive di questo, un consulente che pubblica un libro non guadagna un centesimo dai libri venduti, per guadagnarci bisognerebbe vendere un numero di copie altissime e di conseguenza affrontare temi di massa come i romanzi. Il libro e ne ho parlato nella puntata legata ai costi di acquisizione può servire per ripagarsi i costi di acquisizione di un cliente, andare in break-even nel processo di trasformazione di un contatto in cliente, non per marginarci. Per lo stesso motivo vi consiglio di non ingaggiare un social media manager che specializzato nella gestione dei profili degli influencer. Non che non siano bravi, anzi probabilmente a fare il loro lavoro saranno bravissimi, ma non c’entra nulla con la gestione di un profilo aziendale. Diverso è il caso in cui un professionista o un’azienda abbia competenze in entrambi i mondo. Brand storici e colossi digitali Uno dei riferimenti sbagliati più comune è quello dei grandi marchi o dei brand storici. Il fatto che Nutella, Adidas o Coca Cola implementino una determinata strategia per noi piccoli non ha davvero nessun significato. Parliamo di brand che sono riconosciuti da chiunque in qualsiasi parte del pianeta, quando ti conosce tutto il mondo e soprattutto tutto il mondo sa che cosa fai e che cosa vendi i tuoi obiettivi saranno altri. La grossa differenza tra le strategie di queste aziende e una PMI sono gli obiettivi, obiettivi che poi impostano tutta l’operatività. Un brand come Coca Cola principalmente ha l’obiettivo di ottenere sempre più visibilità, ricordarci che esistono ed essere sempre presenti. Come lo fanno? Sponsor nei programmi televisivi e nelle competizioni sportive, product placement nei film, cartelloni giganti a Times Square. E se notate anche queste pubblicità sono di solito molto semplici, magari c’è soltanto la scritta coca cola e basta. Invece una pmi non può permettersi una campagna senza un messaggio differenziante e una chiamata all’azione. Passatemi il concetto molto sempliciotto, ma possiamo dire che il marketing di questi colossi sia molto più semplice e meno strutturato rispetto all’attività che potrebbe fare un negoziante o un consulente per intenderci. possiamo invece prendere fortemente spunto dalla gestione manageriale di questi colossi. Ad esempio ritengo molto utile trarre spunto dalla loro gestione dei rischi. Formatori e coaching. Formatori e coach di qualsiasi ambito, non solo marketing e vendita, ma anche crescita personale, finanza, cura del corpo, fitness… qualsiasi genere di formazione. In particolare modo per chi ha fa formazione con un modello puramente scalabile e unilaterale. Che cosa intendo, formatori che vendono libri, video corsi, webinar pre registrate, ma è sempre un modello uno a tanti. Da chi organizza piccole mastermind o eventi dal vivo, lezioni di gruppo interattive è già diverso e possiamo prendere più ispirazione. Attenzione a non fraintendermi: non sto dicendo di stare alla larga da ciò che queste persone insegnano, dico di stare attenti a non prendere ispirazione dal marketing e le strategie di questi formatori. Non da

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KPI indicatori chiave di performance definizione glossario Cristian Boin

KPI, indicatori chiave di performance, definizione

I KPI, acronimo di Key Performance Indicator, in italiano: Indicatori Chiave di Perfomance, sono degli indicatori che permettono di misurare e valutare oggettivamente, tramite la lettura dei dati l’andamento di una determinata attività, di una risorsa, di una campagna o addirittura dell’azienda stessa. C’era un detto che diceva: “Chi ben comincia è a metà dell’opera”. Nel mondo aziendale le aziende capaci di identificare correttamente i KPI giusti per loro sono a metà dell’opera. Identificare i KPI corretti è determinante per riuscire a stabilire una strategia corretta e soprattutto verificare in ogni momento i progressi fatti per conseguire gli obiettivi prefissati nella strategia. Anche in fase conclusiva di un progetto questi indicatori sono importantissimi. Grazie all’analisi di questi ultimi potremo stabilire se un progetto sia andato a buon fine, e quindi i KPI prefissati siano stati raggiunti, oppure i risultati siano sotto le aspettative. Possiamo pertanto asserire che un indicatore chiave di performance giochi un ruolo fondamentale in ogni fase di sviluppo di un progetto. I KPI sono lo specchio presente di un’azienda ed esprimono anche quello che dovrebbe essere il futuro.  KPI: definizione   KPI è l’acronimo di Key performance indicator. Gli indicatori chiave di prestazione esprimono gli obiettivi principali, o criteri di successo di un’azienda e sono la misurazione dei risultati conseguiti, o da conseguire di un’azienda. L’esempio classico di indicatore è il ROI return on investment, ovvero il guadagno generato da un singolo investimento. Ogni azienda, a dipendenza del settore, del modello di business e degli obiettivi avrà dei KPI diversi. Anche la priorità che un’azienda assegna al singolo indicatore può variare. La priorità stessa potrebbe mutare nel corso del tempo, in base al periodo e agli obiettivi del periodo. Sul breve periodo ad esempio un’azienda mirerà ad abbassare i costi di acquisizione e ad aumentare i margini per transazione. Sul lungo periodo invece un obiettivo sarà quello di aumentare il Customer LifeTime Value o la frequenza media di acquisto. I KPI non sono importanti solo nel marketing e nella vendita   Voglio sfatare una volta per tutte questo mito decisamente assurdo. Nel mondo della vendita e del marketing gli indicatori vengono utilizzati da sempre, ma ogni reparto e ogni lavoro dovrebbe avere dei propri KPI da rispettare. Ogni attività che svolgiamo deve avere un metro di giudizio OGGETTIVO per poter dire: “Stiamo lavorando bene!” Anche il miglioramento di un prodotto può essere espresso in KPI. Persino la produttività di una persona e l’efficacia di una risorsa sono quantificabili e di conseguenza possono essere espresse tramite un indicatore.  Prendiamo il customer care, quali obiettivi un’azienda potrebbe prefissarsi in questo ambito?  Velocizzare il tempo di risposta ad un’email Ridurre il tempo di attesa in linea telefonica Diminuire il numero di interazioni prima di arrivare ad una soluzione (esempio: quanti messaggi in media servono per risolvere il problema del cliente?) Diminuire il numero di ticket aperti (esempio: più chiarezza nelle F.A.Q, negli articoli, nelle istruzioni e nelle pagine di vendita) Tutti questi obiettivi possono essere quantificabili e di conseguenza essere trasformati in dei KPI da monitorare. Tempo medio di risposta ad una email Tempo d’attesa in linea telefonica Numero medio di interazioni per chiudere un ticket Numero medio di ticket aperti per persona Dovremmo riuscire a stabile degli obiettivi misurabili in ogni lavoro, attività e progetto che portiamo avanti, anche nelle situazioni più scontate. Persino le riunioni dovrebbero avere dei propri indicatori chiave di performance. Se la riunione fosse un brainstorming per raccogliere nuove idee, un KPI potrebbe essere il numero di idee valide emerse durante la riunione. Oppure una riunione fatta per valutare dei curriculum e trovare una nuova persona da inserire in un team potrebbe avere come indicatore il numero di curriculum selezionati.   Caratteristiche di un indicatore chiave di performance   I KPI variano da azienda ad azienda e da attività ad attività, ma ogni KPI (in linea di massima) dovrebbe rispettare e soddisfare le seguenti caratteristiche: Quantificabile: ogni KPI deve essere misurabile e quindi quantificabile con un numero, una percentuale o un dato oggettivo Direzionalità: un numero può crescere o decrescere, entrambe le direzioni devono indicare qualcosa: un progresso positivo o un progresso negativo. Esempio: il CLTV cresce: positivo, il ROI decresce: negativo. Rilevanti: monitorare un dato in più è sicuramente meglio che un dato in meno, ma attenzione a non investire troppo tempo e risorse nel monitorare dati futili. Dovete tenere una traccia precisa dei KPI fondamentali per il vostro contesto. Quante volte mi capita di leggere rapporti con centinaia di dati della quale non possiamo farci assolutamente nulla. Monitorate BENE l’essenziale, non monitorate MALE qualsiasi cosa. Utile: come facciamo a stabilire se un KPI sia rilevante? Semplicemente chiedendoci come potremmo utilizzare quel dato. In base alla lettura del KPI dovremmo riuscire a stabilire delle azioni pratiche, in caso contrario probabilmente non è un dato che valga la pena monitorare. Accessibile: in uno scenario ideale dovremmo poter monitorare in tempo reale, senza grosse difficoltà ogni KPI. Un indicatore deve essere accessibile facilmente, non posso impiegare una settimana a calcolare un KPI. Tramite strumenti, automazioni e bilanci dovete arrivare a visualizzare e leggere un indicatore chiave di performance in pochissimo tempo, quando volete e come volete.

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Affianco gli imprenditori nelle loro avventure:
1) Stabiliamo una meta da raggiungere.
2) Tracciamo possibili rotte da seguire.
3) Prepariamo il necessario per partire.
4) Partiamo!

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